Il movimento è una cura che richiede tempi e dosaggi giusti

Il movimento è una cura che richiede tempi e dosaggi giusti

Fare sport perché è divertente, per mantenersi in forma o dimagrire, per prevenire le malattie. Oppure per curarsi, scegliendo di nuotare, correre o allenarsi in palestra. L’attività fisica è sempre più considerata un vero farmaco, e i medici la prescrivono spesso come parte integrante della terapia: se ne è parlato in un convegno dedicato all’argomento nell’ambito di Rimini Wellness, la più grande manifestazione italiana dedicata al fitness.

Nel nostro Paese non c’è ancora la consapevolezza della necessità di affidarsi a un esperto per scegliere lo sport giusto, ancora meno ci si rivolge al personal trainer come “coach di salute“. Questo accade soprattutto perché anche se tutti, ormai, sappiamo che con l’attività fisica si prevengono le malattie e che la sedentarietà fa male (diversi studi ad esempio hanno sottolineato che stare seduti troppo a lungo aumenta la mortalità per malattie cardiovascolari e non solo), pochi però hanno davvero capito che lo sport è una terapia vera e propria, da seguire per stare meglio se si soffre di patologie croniche perfino serie.

L’elenco delle malattie “curabili” con il movimento è lungo: «Il caso più eclatante è l’infarto, perché fino a vent’anni fa chi ne era colpito stava un mese a letto e anche dopo poteva fare movimento solo fra mille precauzioni: oggi facciamo salire su una bicicletta i nostri pazienti pochissimi giorni dopo l’attacco di cuore – fa notare Beltrami, che è anche specialista in cardiologia -. Naturalmente servono visite mediche e test accurati, per capire il livello di attività sostenibile da una persona che ha avuto un infarto: la prescrizione non sarà la stessa per un cinquantenne o un settantenne, ma in generale si devono sempre inserire una parte di lavoro aerobico, una parte di tonificazione, esercizi di allungamento e per favorire l’equilibrio. Le dosi di ciascuna fase della sport-terapia variano a seconda delle caratteristiche del paziente e della patologia di cui soffre».

PATOLOGIE – Così per le malattie cardiovascolari come lo scompenso cardiaco, l’infarto o l’ipertensione si prediligono sport aerobici: nuoto, corsa, marcia e bicicletta possono essere ideali, nei “dosaggi” indicati dal medico, per migliorare le condizioni di cuore e vasi. L’ipertensione, ad esempio, è una malattia che si cura molto bene con lo sport: alcune evidenze indicano che è possibile ridurre la pressione anche di 10 mm Hg praticando regolarmente un’attività fisica, in media attraverso sessioni di allenamento di un’ora per tre volte alla settimana. L’esercizio aerobico è quel che ci vuole anche per chi è obeso o soffre di patologie del metabolismo, dalle iperlipidemie al diabete: in quest’ultimo caso il medico ricorda che è sempre opportuno fare esercizio monitorando la glicemia per evitare di andare in crisi ipoglicemica. Per i diabetici di tipo 2, che sono in genere persone più attempate, sedentarie e con qualche problema di chili di troppo, lo sport aerobico è un grande alleato, perché allena il cuore e tiene sotto controllo il peso: sì quindi a nuoto, corsa, bicicletta, ginnastica, sci di fondo, danza da praticare per 30-60 minuti 3 o 4 volte alla settimana. Meglio evitare invece sport esclusivamente anaerobici, come il sollevamento pesi o attività troppo intense, che possano ridurre drasticamente la glicemia.

MAL DI TESTA – «Del tutto diverse invece le raccomandazioni per chi soffre di osteoporosi – interviene lo specialista -. In questo caso l’attività fisica serve perché favorisce la deposizione di osso rinforzando lo scheletro, ma il nuoto ad esempio non aiuta: occorre dedicarsi soprattutto alla tonificazione muscolare, il lavoro in palestra con carichi leggeri può essere ideale». Anche chi soffre di mal di testa può giovarsi dell’attività fisica: poiché la maggior parte delle cefalee è muscolo-tensiva, dovuta cioè alla contrazione eccessiva dei muscoli del collo e delle spalle per colpa dello stress o di posture sbagliate, una ginnastica adeguata che aiuti a rilassare e sciogliere queste zone (ad esempio yoga o arti marziali) funziona da vero antidolorifico. C’è uno sport giusto anche per chi soffre di depressione o ansia: il lavoro aerobico, magari in gruppo (come pallavolo, calcio, basket, ma anche la danza), è utilissimo per regalare una buona dose di benessere. «Con l’esercizio fisico, nel cervello si producono endorfine che sono potenti antidepressivi naturali – spiega Beltrami -. Numerosi studi dimostrano che in diversi casi, tramite un buon programma di attività fisica, si riesce a stare bene senza prendere medicinali. Anche in caso di malattie respiratorie l’esercizio non deve essere escluso, anzi: una buona ginnastica respiratoria, che aiuti a espandere la gabbia toracica, associata a un’attività aerobica, può migliorare la funzionalità polmonare di chi soffre di enfisema o asma. Lo sport è utile pure nei pazienti con un tumore: sono ormai innumerevoli i dati che dimostrano come il movimento possa prevenire le ricadute dopo un cancro al colon, al seno, al polmone, alla prostata».

COSTANZA – Non ci sono controindicazioni per nessuno? «Lo sport è vietato quando la malattia è di grado severo: se c’è un grave scompenso, se un tumore è in una fase di terapia difficile. Ma l’attività fisica fa bene quasi sempre: l’importante, se si soffre di una qualsiasi patologia cronica, è non improvvisare, ma farsi prescrivere l’attività fisica da un medico e praticarla secondo le sue indicazioni – risponde lo specialista -. Come per le terapie a base di farmaci, il vero problema dello sport come medicina è l’aderenza alla cura da parte del paziente: perché funzioni davvero l’attività fisica deve essere praticata in modo costante e regolare, con sedute di durata prefissata dal medico e una cadenza come minimo bi- o trisettimanale. Fare sport una volta alla settimana serve a poco o nulla. Se però riusciamo a convincere i pazienti ad allenarsi almeno per un po’ con assiduità i risultati si fanno vedere ed è più probabile che poi si perseveri nell’esercizio: il benessere che i pazienti provano è indiscutibile, per cui continuano e sono entusiasti» conclude Beltrami.

Fonte

http://www.corriere.it/salute/13_maggio_23/dossier-movimento-tempi-giusti_889e92d0-be2d-11e2-9b45-0f0bf9d2f77b.shtml

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